Muhammad Alì, il migliore pugile della storia

06 marzo, 2020
Muhammad Ali, o Cassius Clay, viene ricordato non solo per quello che ha fatto sul ring, ma anche per la sua azione umanitaria e per essersi convertito all'Islam.

Nato nel sud degli Stati Uniti come Cassius Marcellus Clay, questo pugile pieno di talento era conosciuto anche con il suo nome religioso, Muhammad Alì. Uno sportivo che è diventato anche un personaggio politico di grande importanza.

Indubbiamente, Muhammad Alì fu un pugile con la “P” maiuscola, tanto da essere considerato da molti il migliore in assoluto, di certo uno dei pugili più importanti della storia. In questo articolo parleremo della sua vita e dei suoi risultati sportivi.

Muhammad Alì, il migliore pugile della storia

Cassius Marcellus Clay Jr. nasce a Louisville nel 1942 e, secondo le sue stesse parole, non aveva mai immaginato di diventare un pugile. Il suo approccio verso questo sport avvenne per puro caso, quando a 12 anni un ladro gli rubò la bicicletta. Quando riferì l’incidente alla polizia cittadina, un poliziotto gli disse che prima di colpire il criminale doveva imparare a boxare.

A 14 anni vinse il suo primo titolo, uno dei tanti vinti come dilettante. Nel 1960, a 18 anni Cassius Clay (non ancora noto come Muhammad Alì) partecipò alle Olimpiadi di Roma e vinse la medaglia d’oro per decisione dei giudici.

Al suo ritorno nella sua città natale, diventò un pugile professionista e fece molti combattimenti famosi e ricordati soprattutto per i suoi knockout. Nel 1962 combatté nel mitico Madison Square Garden di New York contro Sonny Banks. Durante questo incontro, per la prima volta Cassius Clay cadde a terra…e al primo round!

Nonostante questa sconfitta, non si arrese e continuò ad vincere in diverse parti del paese e anche al di fuori degli Stati Uniti. La sua fama internazionale stava aumentando.

Nel 1967, fu sospeso dalla boxe a causa del suo rifiuto di unirsi alle forze armate. Tornò tre anni dopo, grazie all’aiuto di un senatore della Georgia. Uno dei combattimenti più noti in questa seconda fase della sua carriera è stato quello con cui combatté contro Joe Frazier, che ha affrontato tre volte.

Cassius Clay foto famosissima sul ring

Nel 1979, dopo nove mesi dal suo ultimo combattimento, Muhammad Alì annunciò il suo ritiro dalla boxe. In una lettera alla World Boxing Association rassegnò le dimissioni. “Non ho nulla da dimostrare, preferisco ritirarmi da campione” sono state le sue parole. Tuttavia, in seguito si pentì e decise di combattere ancora, fino al 1980.

L’uomo dietro il campione

Oltre ai suoi record professionali, con 56 vittorie – 37 per knockout – e solo 5 sconfitte, Muhammad Alì viene ricordato per la sua vita fuori dal ring. Cresciuto in una famiglia cattolica, in seguito decise di convertirsi all’Islam e di cambiare il suo nome.

Durante tutta la sua vita ha dovuto combattere anche fuori dal ring, per il fatto di essere un ragazzo di colore e per il “fardello” che ciò implicava a quei tempi negli Stati Uniti. Infatti, a quei tempi veniva ancora praticata la segregazione razziale, per cui i neri non avevano gli stessi diritti dei bianchi.

Muhammad Alì ha combattuto duramente contro questa disuguaglianza e ha lavorato a fianco di personalità come Martin Luther King.

Quando vinse la medaglia olimpica a Roma e tornò vittorioso, il suo paese lo premiò con una chiamata alle armi. Dichiarandosi obiettore di coscienza e convertendosi all’Islam, Muhammad Alì si rifiutò di partecipare alla guerra del Vietnam.

Il governo americano considerò questo gesto un tradimento, prese i suoi titoli e lo condannò al carcere. Sebbene venne rilasciato su cauzione, gli sequestrarono il passaporto impedendogli di lasciare il paese e quindi di combattere ancora.

A quel tempo Muhammad Alì approfittò dei successi della sua carriera professionale per diffondere le sue idee in tutto il paese. Una volta terminata la carriera sportiva, si impegnò a livello umanitario con numerose iniziative di beneficenza in giro per il mondo. Fu nominato messaggero di pace dalle Nazioni Unite grazie al suo impegno nei paesi del Terzo Mondo.

Primo piano Muhammad Alì


Gli ultimi anni di Muhammad Alì

Nel 1984 gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson, probabilmente provocato dai colpi alla testa ricevuti durante uno dei suoi numerosi combattimenti. Nel 1996, nel frattempo, venne scelto per accendere la torcia olimpica dei Giochi di Atlanta. In questa occasione, in molti notarono il tremore delle mani già incipiente.

Muhammad Alì è morto nel 2016 a Phoenix, all’età di 74 anni per cause naturali, sebbene poco prima fosse stato ricoverato per problemi respiratori.

Al di là della storia e della leggenda sul ring, Cassius Clay o Muhammad Alì verrà ricordato per sempre come l’uomo che dovette rinunciare alla sua carriera per decisioni politiche, ma che è tornato pieno di gloria per dimostrare al mondo che era e rimarrà il migliore pugile della storia.

  • Hauser, T. (2018). Muhammad Ali: In Protect Yourself at All Times. https://doi.org/10.2307/j.ctv3znxjk.26